Castello Museo di Scanderbeg
Il castello museo di Scanderbeg rimane ancora il simbolo del glorioso periodo medievale . Il castello è situato su una cresta rocciosa sul lato orientale della città. Prima del terremoto del 1617 la roccia era saldamente ancorata al monte di Kruja, in seguito al sisma si è staccata assumendo l’aspetto attuale a causa dello strato argilloso su cui poggia. Il castello, grazie alla sua favorevole posizione offre una panoramica molto estesa che spazia tra il mare Adriatico, Tirana, le coste dalmate e oltre.
La costruzione del castello risale o almeno così si ritiene al V-VI sec. d.C. Esso presenta due entrate, la principale ossia quella attualmente accessibile è costituita da un tunnel di pietra, mentre la seconda entrata di minore importanza è situata all’angolo ovest e conduce alla sorgente del Taslloi. La città è difesa da spesse mura e due torri, di cui si conservano tuttora dei resti. All’interno del castello, vicino al portone d’ingresso troviamo il Museo “Gjergj Kastrioti”. Nel 1981 hanno inaugurato tutto rivestito di marmo, creando un percorso che ripercorre la storia della città di Kruja nei secoli. In particolare, il percorso tributa alla storia di Scanderbeg e alla sua resistenza contro gli ottomani, un motivo d’orgoglio per tutti gli albanesi. All’ingresso del castello museo di Scanderbeg, ci si imbatte subito in una statua altissima di marmo raffigurante l’eroe e i suoi soldati.
Tra le varie sale che costituiscono il castello museo di Scanderbeg vi sono esposti affreschi, dipinti, testimonianze, mosaici, documentazioni storiche e molto altro di grande valore che testimoniano le eroiche gesta dei Kastrioti signori di Kruja così come di tutto il popolo albanese che ha sempre mal sopportato il dominio straniero. Mancano, sfortunatamente, la spada e l’elmo di Scanderbeg che si possono ammirare al Museo delle armi a Vienna.
Un altro museo di grande interesse sempre all’interno delle mura del castello è il Museo etnologico. L’edificio apparteneva storicamente alla famiglia Toptani, nome caro agli albanesi per il ruolo che molti membri e discendenti di questa famiglia hanno avuto nella storia albanese. L’edificio rappresenta una tipica casa della nobiltà albanese, arredata esattamente come allora. Grazie ai grandi valori architettonici, storici e artistici che contiene, le autorità hanno dichiarato l’edificio monumento ad alto valore culturale. Al suo ingresso si ha la sensazione di compiere un salto nel passato, per qualche attimo si perde il nesso col presente e ci si avvolge di quella sensazione di nostalgia che trasmette il contatto con la vita semplice, agreste e frugale degli albanesi di un tempo. Esternamente l’edificio di colore bianco presenta molte finestre con le persiane di legno.
Al piano terra, subito dopo incontriamo il cortile nel quale non è difficile incontrare dei tacchini. Sempre al piano terra si trovano diversi locali aventi ciascuna un uso diverso, ad esempio vi è la camera per la lavorazione dello shajak ( una specie di stoffa di lana), quella per la produzione della grappa, l’estrazione dell’olio, la produzione della farina, la produzione del formaggio, ecc. Il piano superiore costituisce la vera e propria abitazione, con pavimento in legno sul quale sono stesi tappeti di lana dai colori vivaci, solitamente cuciti dalle signore di Kruja. La lavorazione della lana rappresentava una delle attività principali della città e quasi tutte le donne imparavano questo mestiere sin dalla tenera età.
Molto interessanti sono anche le pitture murali, le incisioni di legno che rivestono le pareti, i focolai e i soffitti. Le stanze sono diverse: la cucina con stoviglie caratteristiche di legno e di ceramica frutto del paziente lavoro degli artigiani di Kruja, l’ hamam ossia il bagno turco dotato di un sistema di riscaldamento e rifornimento, la stanza del focolare, la stanza degli uomini alla quale le donne non avevano accesso in presenza degli uomini ma era loro consentito osservarli da un balconcino in alto con vista sulla stanza, è particolare anche la camera delle donne dove si riunivano per ricamare in compagnia, solitamente li preparavano la loro dote che era il frutto di un paziente lavoro manuale, espressione dei gusti raffinati delle fanciulle in età da marito.
La Torre dell’Orologio è un altro elemento del castello. La sua funzione nel passato non era solo quella di scandire il tempo ma fungeva anche da torre d’avvistamento grazie alla sconfinata vista. Alta all’incirca 16 metri, era dotata di tre campane oggi non più presenti. Durante gli scavi nei pressi della torre, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di un’antica chiesa, che si ritiene risalga al periodo del primo sinodo di Costantinopoli.
Nello spazio compreso tra il Museo etnografico e quello di Gjergj Kastrioti si scorgono ancora resti di antiche case ed edifici diroccati. Troviamo un quartiere tuttora abitabile nella parte ovest noto agli abitanti come il quartiere kalà (castello). Un’altra struttura particolare all’interno della fortezza è il hamam(bagno turco). E’ situato nella parte ovest del castello e si distingue per la sua originalità nei sistemi di riscaldamento, rifornimento d’acqua. L’architettura permette alla luce di penetrare dall’alto della cupola e illuminare l’intero ambiente. E’ collegato indirettamente alla sorgente di Taslloi che lo rifornisce d’acqua così come rifornisce anche i pozzi all’interno del castello. Probabilmente la sorgente è la stessa che i turchi cercarono di avvelenare durante il terzo assedio per costringere alla rese gli assediati. Ismail Kadare ha descritto anche l’assedio nel romanzo ‘La fortezza’
Posto meraviglioso il Castello che accoglie il museo dedicato a Gjergj Kastrioti Skënderbeu, si erge nella parte sommitale della cittadina e lo si raggiunge attraversando il Bazaar.